Lo Sbarco dei Sogni

Leandra D’Andrea (Ledy Napule)

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Leandra D’Andrea (Ledy Napule):

l’anima che schiude poesia d’arte e di  vita

LeandraDAndrea01Leandra Nunzia D'Andrea in arte Ledy Napule, è nata il 1° giugno del 1970 ad Afragola ma ha vissuto buona parte della sua vita a Sorrento. Oggi risiede a Napoli.

Ha trascorso in “Collegio” il periodo tra gli  8 e i 13 anni. Successivamente ha conseguito  il diploma in Belle Arti.  Dipinge e scrive poesie dall'età di 8 anni, esprimendosi in esse in ogni forma d'animo, “… esorcizzando e trasformando il contenuto della  vita nella chiave di ogni realtà”. 

Nel mettere in lirica ogni rumore dell'anima, ama definire la poesia l'opera vitale, la “Vena Aorta” del mondo.

All'età di 11 anni vince il premio di narrativa del concorso regionale "Il germoglio", bandito dal comune di Palma Campana (Na), ricevendo la consegna del diploma di scrittrice.

 

A 16 anni inizia a posare come fotomodella in scatti artistici per diversi fotografi italiani ed internazionali, ma rifiutandosi ai nudi!!!

 

Con questa FOTO ARTISTICA di Francesco Berriola, vince il secondo premio concorso Mare Nostrum 2012/2013 e passa le selezioni per Berlino.

 

Nel 1993 lascia per sei anni “l'Arte Pastoriale per dedicarsi al restauro di statue appartenenti a chiese, antiquari e privati. Successivamente, nel 1999, riprende l’impegno nell'arte “Pastoriale” e “Presepiale”  lavorando presso il maestro Giuseppe Ferrigno dove esercita tutt'oggi con Marco Ferrigno, erede della “Famiglia Ferrigno-Arte Pastorale dal 1836.

 

 LO SBARCO DEI SOGNI

Rubrica di

LETTERATURA, MUSICA, ARTE , CULTURA, SPETTACOLO

a cura di Mauro ROMANO

 

Leandra D’Andrea (Ledy Napule): l’anima che schiude poesia d’arte e di  vita

LeandraDAndrea01Leandra Nunzia D'Andrea in arte Ledy Napule, è nata il 1° giugno del 1970 ad Afragola ma ha vissuto buona parte della sua vita a Sorrento. Oggi risiede a Napoli.

Ha trascorso in “Collegio” il periodo tra gli  8 e i 13 anni. Successivamente ha conseguito  il diploma in Belle Arti.  Dipinge e scrive poesie dall'età di 8 anni, esprimendosi in esse in ogni forma d'animo, “… esorcizzando e trasformando il contenuto della  vita nella chiave di ogni realtà”. 

Nel mettere in lirica ogni rumore dell'anima, ama definire la poesia l'opera vitale, la “Vena Aorta” del mondo.

All'età di 11 anni vince il premio di narrativa del concorso regionale "Il germoglio", bandito dal comune di Palma Campana (Na), ricevendo la consegna del diploma di scrittrice.

A 16 anni inizia a posare come fotomodella in scatti artistici per diversi fotografi italiani ed internazionali, ma rifiutandosi ai nudi!

Con questa FOTO ARTISTICA di Francesco Berriola, vince il secondo premio concorso Mare Nostrum 2012/2013 e passa le selezioni per Berlino.

Nel 1993 lascia per sei anni “l'Arte Pastoriale per dedicarsi al restauro di statue appartenenti a chiese, antiquari e privati. Successivamente, nel 1999, riprende l’impegno nell'arte “Pastoriale” e “Presepiale”  lavorando presso il maestro Giuseppe Ferrigno dove esercita tutt'oggi con Marco Ferrigno, erede della “Famiglia Ferrigno-Arte Pastorale dal 1836.

 

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Durante questi anni ha partecipato a numerosi eventi di beneficenza. Mettendo a disposizione la sua arte, ha riscosso larghi consensi. Tante sue poesie vengono declamate in importanti consessi, unitamente alle opere di vari artisti italiani ed internazionali.

Ha collaborato anche con Telefono Azzurro e partecipato come ospite a trasmissioni televisive di beneficenza. 

 

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La sua opera è pluripremiata a livello europeo. Tutt'ora lavora per un progetto artistico internazionale della fondazione Foundacion Creativos Sin Fronteras” e per il “Museo Iramain Tucuman Argentina”, per esplicito volere di Maria De De Iramain, erede del grande scultore Juan Carlos Iramain, come rappresentante per l'Italia e l'Europa.

Attualmente sta completando il suo libro di poesie, aforismi e liriche esistenziali, che verrà pubblicato dalla “Fondazione Venezuelana presidiata da Alex Bolivar Ramos. Ha frequentato Escuela de Bellas Artes "Rafael Ramon Gonzalez" Acarigua - Venezuela

Fundacion Creativos Sin Fronteras Direccion General presso Fundacion Creativos Sin Fronteras, FUNDACRESF.

Ha partecipato al "VIIº concorso letterario internazionale Pensieri Parole" patrocinato dal comune di Padova e dal quotidiano della città "Il Mattino". Ha aderito con una propria poesia all'evento "Mai più … per non dimenticare”, organizzato dall'Associazione Arianna” il 3 Marzo 2012 presso il Museo Civico di Striano per il "Giorno della Memoria". 

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Al concorso "Un Messaggio per la Pace" palazzo pontificio "Maffei-Marescotti" indetto dall'Accademia “Euromediterranea delle arti, presieduta dalla prof. Maria Teresa Prestigiacomo - giornalista e critica d'arte  - ha ricevuto una “Menzione Speciale” nella sezione Poesia. La sua opera, "L'attore dell'amore", è stata pubblicata nell'antologia "Dieci anni di Pensieri Parole".

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LeandraDAndrea08Premio "un messaggio per la pace

Dal 12 al 23 settembre 2012 ha esposto alla Baccaro Art Gallery di  Pagani (SA)

Il  6 ottobre 2012 “Ledy Napule” entra a far parte della collezione del “Museo Epicentro Arte Contemporanea su Mattonelle” e presentata nella XIX Esposizione Nazionale Artisti per Epicentro – AMACI,  ottava giornata del contemporaneo.

La sua “Arte Presepiale”, quindi, figura nella collezione delMuseo Epicentro”, una “galleria”  d’arte contemporanea su mattonelle, unica al mondo, sita in Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), in cui vi era già contenuto un suo Aforisma” sul senso della vita, sotto espresso invito del fondatore, Nino Abbate

Per i riconosciuti meriti letterari, per l’apprezzata poesia e filosofia d’artista e tanto altro ancora,  é stata incaricata dal fondatore e creatore Nino Abbate a fungere da Selezionatrice e Coordinatrice Generale delle composizioni poetiche pervenute alla II edizione 2012 dei poeti inseriti “honoris causa”, nella collezione privata di testimonianze contemporanee del “Museo Epicentro”, primo “Museo della Poesia in Italia a tema  “Circolare”.

Tale carica – di coordinatrice assoluta della collezione  del centro messinese “Poeti a Tema Circolare”  - le è stata confermata anche per la III edizione del 2013. Stesso ruolo le è stato assegnato per la nuova “Area Presepiale” del Museo.

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Leandra “Ledy Napule” D’Andrea scrive recensioni e critiche d'arte.

DUE OMAGGI SPECIALI DI “LEDY NAPULE”     

L'Artista con una sua opera

 

SON LUCIO 4 MARZO 1943

Se rinascessi parlerei con Dio!
I poveri sono gettati via da qui

e tu che fai?

Io sono Lucio e ti amo a modo mio,

zingaro e non solo angelo.

Canterei e non parlerei, invisibile sarei,

sfrutterei l'attimo, il mondo salverei

e i potenti punirei … a calci prenderei.

Sono l'angelo che non avresti visto mai.

Sono la profondità del mare

che mai ti farebbe annegare e mai cadere.

Sono il suono di ogni tamburo,

la chirurgia di ogni male,

cantautore scaraventato nei pensieri …

e non darò fastidio nel mio canto ormai lontano.

Sono la terra che non hanno visto mai …

Anche se morto non dimenticarmi mai!

da Leandra (Ledy Napule) D'Andrea  … a Lucio Dalla

 

Voce di Cuore

 

pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Sabato 2 febbraio 2013

Le tue radici Valentina,

il mondo ode stelle cantar,

sale alle tue labbra, come luna di cristallo.

Si consideri pazzo colui 

che non oda in te un fiore,

d'animo d'amore l'essenza sottile di chimera i tuoi occhi....

immensi, puri di una bambina,

impalpabile e soave voce,

riflessi di onde e mari,

mai nulla si spegne implacabile,

sole di primavera sbocci più fiorente,

che mai si può dimenticare,

il decantato colore della voce che hai.

 

Dedicata a Valentina Stella, la Luce di Napoli ... 2013

 

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CENNI CRITICI

Nuccio Mula - scrittore, giornalista, critico d’arte e letteratura - ha scritto di lei:

Leandra D’Andrea è una persona straordinaria. Ama la Poesia, vive per la Poesia, è la Poesia. Scrive di getto, con immediatezza, senza orpelli stilistici, senza pretese letterarie, solo per carezzare il Cuore, unico scopo d’una scrittura che sgorga dall’Anima, appassionata ed inarrestabile, con limpidezza d’acqua di sorgente. 

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Impossibile sottrarsi ai suoi segnali d’incanto e di sofferenza, incongruo armarsi di matite rosse e blu per opporre freddezze d’analisi all’eruzione del suo intimo sentire. Accettarla così com’è, invece, umana e fatata: con i suoi bagliori di Luce, i suoi tremiti di malinconia, i suoi rituali d’incanto ad Astri di Desideri ed a Sfere di Lacrime, la sua solarità fulgente, la sua lunarità struggente, la sua vera ed impareggiabile “humanitas” che l’accompagna, come pioggia di rugiada, non solo tra le pagine e le righe dei suoi versi ma in ogni momento del vivere. Appassionata ed inerme, leonessa e cucciola, in tutte le sue poesie Leandra si denuda e ci denuda, rammentandosi e ricordandoci che la vera Poesia, indipendentemente da regole e livelli (che dimorano, per fortuna, molto più distanti dalle cupe trincee della critica letteraria) non è altro che condivisione di sentimenti allo stato puro, innocenza dell’osservare e dell’intuire, immediatezza del dedurre e dell’esprimere, piena ed icastica coscienza del “fattore umano” (mi sovviene Graham Greene) come unica alternativa alla disumanità. 

Imporre a Leandra revisioni e ceselli sarebbe, quindi, come stuprare la seducente innocenza dei suoi sortilegi che, invece, valgono, ed in tutti i sensi, proprio per quel che appaiono e sono, e cioè inamovibili tasselli d’un Mosaico di Vita indissolubilmente compattato da vittorie e da rese, ma sempre indomabile nel trasfigurarsi d’ogni sua dolcissima fierezza; ritratti di un’Anima costantemente cristallina nel Sorriso e nel Pianto; voci sincere d’una Voce di Poesia che, ogni volta, risuona forte dentro di noi, preziosa e purissima sia nell’Urlo che nel Sussurro, al pari di ciò che splendidamente scrisse Shakespeare nel suo “Sogno di una notte di mezza estate”: “Io muterò la mia voce in modo da ruggire come una colomba da latte. Ruggirò come un usignuolo”.

 

Il critico d’arte Armando Ginesi  ha scritto di lei:

“L'Artista è nata a Sorrento , vive ed opera a Napoli. Allieva del Maestro Ferrigno autorevole esponente della tradizione napoletana dell'arte presepiale, Leandra si è sempre distinta per la sua spiccata originalità artistica, le sue opere sono presenti in numerose collezioni  italiane ed estere. Tutte le civiltà storiche hanno conosciuto, accanto all’arte cosiddetta ufficiale, ovverosia quella incaricata di rappresentare, nel modo più conveniente ed anche più esaltante possibile, l’arte del potere, anche un’arte impropriamente definita minore che è più corretto chiamare arte popolare. Ovverosia una espressione meno mediata da sovrastrutture tecniche e culturali, più direttamente collegata con i sentimenti, più attenta ai fatti della vita quotidiana, non celebrativa, direi quasi cronachistica. Un’arte che parla più decisamente e più schiettamente alla gente e della gente. Bene mi pare che questa etichetta si possa perfettamente applicare all’espressività di Leandra D’Andrea di Napoli la quale, peraltro, si applica ad un’arte popolare e spontanea per eccellenza qual è quella presepiale. Un’arte dai sentimenti semplici, genuini, spontanei: un po’ come la fede delle persone semplici, rispetto a quella dei teologi: ho sempre sostenuto la convinzione che la prima sia più gradita a Dio perché è fede che si fa poesia, perché è grazia, è spontaneità e sincerità dell’animo.

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Brava Leandra: continua a raccontare i piccoli fatti delle piccole (ma quali sarebbero poi quelle grandi?) persone comuni, con un afflato poetico che va da Gozzano a Pascoli e che, nell’incisione, si ritrova in Luigi Bartolini, il cantore del piccolo – ma quanto mai ricco e stupefacente – mondo della natura quasi nascosto, degli insetti minuscoli, dei lievi fili d’erba. Racconta la gioia di vivere, il sentimento della vitalità, le emozioni forte e spesso gridate della cultura partenopea che è sole, mare e sangue che pulsa.

Tu sei solita accompagnare i tuoi manufatti creativi con delle riflessioni che, quasi, completano le opere, nel senso che ne fanno parte. Perché rappresentano la traduzione in parole di quello che egregiamente realizzi pittoricamente e plasticamente. (Armando Ginesi).

 LEANDRA “LEDY NAPULE” D’ANDREA E IL MUSEO EPICENTRO

 

Il "Primo Museo della Poesia in Italia a tema Circolare", fondato da Nino Abbate e presentato dal Museo Epicentro nella ex Chiesa di San Vito a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. Le edizione 2012 e 2013 sono state curate dalla poetessa partenopea Leandra D'Andrea (Lady Napule).

 

Leandra “Ledy Napule” D’Andrea con Nino Abbate

Il seguente TESTO di presentazione per l’anno 2012 è del critico d'arte dr. Armando Ginesi, scritto per la coordinazione della sopra citata poetessa e coordinatrice assoluta.

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GRILLO PARLANTE  di Armando Ginesi - Il Cerchio - Simbolo grafo-geometrico

Plotino diceva che il centro è il padre del cerchio. Colui che vi si pone ha raggiunto il massimo dell'equilibrio. Infatti il cerchio è il simbolo grafo-geometrico proprio delle civiltà classiche che sull'equilibrio (sulla proporzione, sul rapporto ragione-sentimento, sull'alternanza matematica degli opposti) si fondano. E' stata anche la prima forma che ha assunto il villaggio nella fase preistorica matura, quella neolitica, allorquando l'uomo da nomade si è trasformato in stanziale e ha dato vita ai primi insediamenti abitativi.  Esso lo ha fatto riproponendo le forme "magiche" degli astri (sole, luna)così come venivano percepite dai loro sguardi. Al tempo stesso lo ha fatto per un'esigenza nuova emersa in quel periodo dell'evoluzione umana: la difesa. 
Infatti, una volta apprese le tecniche della produzione agricola e di quella animale, l'uomo si è trovato a dover affrontare un problema inusitato, ovverosia la conservazione dell'eccedenza dei prodotti, problema con il quale non si era dovuto misurare nella fase nomadica paleolitica, allorché consumava quello che trovava, secondo le necessità quotidiane del gruppo. Conservazione vuol dire luogo idoneo per l'approvvigionamento (magazzino per i cereali e recinto per gli animali), ma vuol dire anche necessità di difendere le quantità eccedenti. 

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Leandra “Ledy Napule” D’Andrea con Nino Abbate

Dalla morfologia del cerchio è nata la ruota con la sua riproposizione ciclica del movimento. A livello simbolico essa rappresenta il moto che è dentro il mondo, il ricominciare, il rinnovarsi della creazione, ma anche il cammino delle cose terrene. Il cerchio, con i Babilonesi, è diventato pure simbolo del tempo. E così espressione dell'infinito e dell'eternità: perché il tempo, correndo lungo la circonferenza del cerchio non termina mai, è un "ourobòros", vale a dire un serpente che si morde la coda.  Anche il Cristianesimo ha assunto il cerchio quale rappresentazione grafo-simbolica dell'eternità e tre cerchi intrecciati l'uno all'altra alludono alla Trinità.  I platonici ed i neoplatonici riconobbero il cerchio come la più perfetta delle morfologie. Il leggendario tempio di Apollo degli Iperborei pare che fosse circolare (si pensi anche alla circolarità di Stonehenge, epoca preistorica megalitica); la città di Atlantide, come ce la racconta Platone, era costituita da un insieme di anelli concentrici di terra e di acqua. 

Ancor oggi, presso varie culture e religioni, il cerchio è simbolo di eternità, di perfezione, di illuminazione, di trascendenza. Nell'iconografia cristiana i Santi hanno sul capo l'aureola, che è circolare. 

 

Leandra “Ledy Napule” D’Andrea con Nino Abbate

 Nel nostro tempo il cerchio continua ad essere espressione di equilibrio e di perfezione, di eternità e pure di unicità. Sia in Occidente sia in Oriente. Anche se il pensiero occidentale - figlio dell'antica cultura greca - soprattutto da Hegel in poi (Henkel, Marx eccetera), si è organizzato in modo vettoriale, come una retta (o una semiretta) lungo cui corrono il tempo e la storia verso obbiettivi di perfettibilità materiale. In Oriente, invece, la circolarità dell'Ourobòros, dell'eterno ritorno, resiste. Chi delle due civiltà è nel giusto? Probabilmente entrambe e i loro simboli (la retta e il cerchio) potrebbero fondersi, guardando a quel che accade nel sistema solare con i movimenti di rivoluzione e di rotazione: il primo attorno alla stella, si realizza disegnando un'ellissi; il secondo, attorno a se stesso, si realizza in circolo.  Unendo le due morfologie se ne ricava una terza, la spirale. Anch'essa simbolo antichissimo, nato forse per gioco e quale elemento decorativo, ma che si è poi caricato di valenze profonde come il senso del divenire che scaturisce dal nascere e dal morire; ma pure come riproposizione della morte rituale che è sempre seguita da una rinascita. 
Dalla spirale, simile al cerchio, è facile arrivare al labirinto che è uno dei più chiari schemi antropologici, inteso anche come espressione della missione dell'uomo di difendere il centro (quello dell'io e quello del mondo).  Per concludere: nel nostro tempo (squilibrato, frantumato, poliedrico, pluralista, a volte schizoide) il cerchio non rappresenta l'espressione di uno status realmente esistente, ma un desiderio, una tensione, magari una speranza. Forse anche una memoria: di quella scintilla divina (vedansi il mito di Dioniso e le teorie gnostiche) che l'uomo si porta dentro rivestita dall'involucro materiale.

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LeandraDAndrea17Leandra “Ledy Napule” D’Andrea con Nino Abbate

Una specie, insomma, di nostalgia del Paradiso. Nel nostro tempo il cerchio continua ad essere espressione di equilibrio e di perfezione, di eternità e pure di unicità. Sia in Occidente sia in Oriente. Anche se il pensiero occidentale - figlio dell'antica cultura greca - soprattutto da Hegel in poi (Henkel, Marx eccetera), si è organizzato in modo vettoriale, come una retta (o una semiretta) lungo cui corrono il tempo e la storia verso obbiettivi di perfettibilità materiale. In Oriente, invece, la circolarità dell'Ourobòros, dell'eterno ritorno, resiste. Chi delle due civiltà è nel giusto? Probabilmente entrambe e i loro simboli (la retta e il cerchio) potrebbero fondersi, guardando a quel che accade nel sistema solare con i movimenti di rivoluzione e di rotazione: il primo attorno alla stella, si realizza disegnando un'ellissi; il secondo, attorno a se stesso, si realizza in circolo.  Unendo le due morfologie se ne ricava una terza, la spirale. Anch'essa simbolo antichissimo, nato forse per gioco e quale elemento decorativo, ma che si è poi caricato di valenze profonde come il senso del divenire che scaturisce dal nascere e dal morire; ma pure come riproposizione della morte rituale che è sempre seguita da una rinascita. 

Dalla spirale, simile al cerchio, è facile arrivare al labirinto che è uno dei più chiari schemi antropologici, inteso anche come espressione della missione dell'uomo di difendere il centro (quello dell'io e quello del mondo).  Per concludere: nel nostro tempo (squilibrato, frantumato, poliedrico, pluralista, a volte schizoide) il cerchio non rappresenta l'espressione di uno status realmente esistente, ma un desiderio, una tensione, magari una speranza. Forse anche una memoria: di quella scintilla divina (vedansi il mito di Dioniso e le teorie gnostiche) che l'uomo si porta dentro rivestita dall'involucro materiale. 
Una specie, insomma, di nostalgia del Paradiso. 
(Dr. Armando Ginesi)

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Opera di Leandra D'Andrea dal titolo: “Depenna il presente passato presente”. L'opera fa parte della collezione del Museo Nazionale Epicentro.

Il riflesso di se stessi lungo una vita persa ed attimi persi, eliminati,dispersi di ricordi depressi, di viaggio perpetui, costante il viaggio nel tempo, la sua scia infrangendo ogni barriera di una realtà imminente. Di foto si circonda e oggetti fuori tempo, caffè annerito come pantofole consumate, un bicchiere cade traboccando acqua su carte da gioco! ferito si è del suo suolo mai vissuto di gioco si è fatto e ne ha reso ogni apice istante, si sofferma ad ogni istante sul palco della vita,si riconosce solo gli ultimi istanti in un ombrello al muro trovando la pace, il passato giace la come le sue vecchie smesse mutande, l'unica cosa bella che lo risveglia e il canto di un canarino in un gabbia fuori tempo, d'intonaco in polvere ridotto,sospiri opachi dietro al vetro e una tenda vecchia, mura ingiallite da silenzi assordanti,  in una sacchetta ripone i cocci di fede e tradizioni, come mollette di legno rotte sui fili di ferro ed un paniere di vimini trafitto da vento e pioggia ... invecchia senza capire che non ha mai vissuto veramente, li seduto nei ricordi sperduti, la vita bella o brutta va vissuta, un volto noto ho scelto e volto per descrivere te per concepire che sia nel grande che il piccolo tu sia ... se il suo rifugio sono i ricordi tutto annulla e tutto si toglie nel suo vissuto e nessun potrà ridargli più, ne lui riottenerlo ne recuperarlo, rimembrerà restandogli solo un rimorso di ciò che si è perso fino all'ultimo riflesso di se restando lui il ricordo di un altro ... l'incudine e la falce sono i ricordi, con l'intelletto si rimuovono con saggezza si accetta è il riscatto di una nuova vita.

 

POEMI, POESIE e SCORCI DI VITA VISSUTA 

 

Cocci d'infanzia

(Pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Mercoledì 18 aprile 2012)

"Io e mio fratello Giuseppe, più piccolo di me di 11 mesi, siamo stati chiusi che io ne avevo 8 e lui 7. Qui c'è pure il terremoto dell’80 ad Avellino. Il collegio era a Solofra, istituto Santa Teresa, era un orfanotrofio, esattamente …".

Neri vestiti, angeli dichiarati, difesi da una croce mai toccata di bambini abbandonati e rinchiusi, li dove fratelli e sorelle si tengono la mano. Fredde camerate e letti gelati divisi da dormitori e da un lungo giardino e da giostrine mai usate e sempre guardate, puniti da futili motivi, frustati da fruste d'ulivo. L'incubo delle cinque di ogni mattino, apri gli occhi e corri di scatto alla finestra più vicina, afferri gelido marmo bianco, tremule carni e battito allo stomaco attraverso un freddo vetro opaco, osservando al di là delle mie mura che il mio sangue non sia battuto tra le scale e la neve trascinata, trafiggermi il cuore e non poter far nulla, scuoto il capo e lo batto sul marmo, chiudendo gli occhi e trattenendo il fiato, mentre le lacrime ti escono dagli occhi e dal naso, contando i giorni, le ore, guardandoti negli occhi e contando nel nostro domani, vedendo lividi e biancore nel tuo viso, morì la bambina in me nella speranza di salvare te. Batte la notte di terrore e paura, cieca la luce e di cocci caduti, corsa di salvezza e di anime decedute, non ti vedo, non ti sento, coperta dalle macerie e il mio punto fisso eri tu anima mia, quarantasei ore di delirio sepolta viva, soldati 23 del novembre '80 liberata si, ma risorsi solo quando rividi te, compagno della mia infanzia.

 

IL SUSSURRO DEGLI ANGELI

ALITO DI LUNA IL PENSIERO, 
SFUMA L'ISTANTE PRESENTE,
LI DOVE I BATTITI RAGGI PASSATI 
SCUOTONO TEMPESTE D'OGNI EMOZIONI 
"D'AMORE", INSPIEGABILI SENSAZIONI,
INACCETTABILE IMPLORAZIONE E NEGAZIONI,
ACCETTARE E' MORIRE ! IL RIFIUTO E' PAZZIA,
ALL'ANIMO NEGARE L'EVIDENZA,
ASSOPENDO NEI BUI GIARDINI DEI SORRISI BRUCIATI,
PREDILIGO SOGNI, IMMAGINAZIONE, FOLLIA DELLA MENTE 
LO SCUDO DEL MIO DOLORE ... (LEDY NAPULE)

Dedicato hai miei fratelli Giovanni e Giuseppe 

 

Eclissi di pace

(Pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Venerdì 30 marzo 2012)

Il tempo ci hanno rubato, e tolto una "felicità ridotta",

la pace in dote, il patrimonio, l'essenza del mondo,

per chi deluso e lentamente sia stata tolta la vita,

per chi nasce e per chi ha ancora il suo respiro,

rendeteci quel poco di fiato, lasciateci liberi,

senza segni ancora nel cuore, nel pensiero di ieri.

Non si scende a patti con l'anima,

guardatevi le mani e gettate le armi,

paradisi artificiali che trovano solo rumore,

chiudendo gli occhi ascoltando la luce,

del tuo dio che non ti ha donato supplizio,

ma amore divino in ogni essere ed ogni bambino

sussurrate con un fil di fiato raccogliendo ogni dignità,

di una pace senza morte, non togliete più tempo al creato,

uno scrigno d'amore che Dio ci ha donato,

figlio dello stesso padre, il colore non cambia ciò che ci ha reso,

la vita è un lampo di felicità, un apice, un frammento,

che il divino creatore dipinge ogni millesimo di secondo,

guarda in su, c'è il suo dipinto che cambia ogni istante,

guarda il mondo, la sua scultura ... la natura ...

la sua creatura come muta, divien bella quanto brutta

con il cambiar del tempo nelle mani dell'uomo,

guarda in giù nel tramonto sul mare, il fondale,

un mondo a sè di cui l'uomo non potrà mai farci parte,

uno splendore che solo lui, nel suo grande amore, 

può dipingere e mai toglier pace.

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Acciglio e di coraggio rafforzo l'animo e viso

(Pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Sabato 21 aprile 2012)

 

Stringo e afferro la mia sfera di carne vestita, proteggendo il mio embrione con grande passione, con mani alla gola piegata all'indietro, rinforza la schiena e abbraccia la pancia, stringo gli occhi e cazzotti e schiaffi sul viso, vili minacce, un gelido cuore di padre, di forza vestita e di madre mi faccio coraggio, alzo il volto fissando e sfidando il Mondo, da giudici di pace interiore, dove lì non trovo perdono interiore, cullando il momento delle notti silenti, toccando accarezzando, ghettini, bavette e pannolini, sorridendo per un ciuccino, accarezzando il suo lettino, fregandomene del mondo che mi è vicino, stringendo e crescendo il mio amato bambino. Distorte persone senz'anima e tombe nel cuore, mi sfrego le mani col sangue e sudore e porto avanti il mio dono d'amore. Osservandolo in sonno il suo dolce visino e mi chiedo come si possa far tanto male a questo bambino.

 

 LA TELA D'ITACA

 (Pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Lunedì 7 maggio 2012)

 

Eroi ... creature decantate

magia del mare, sirene velate,

da dèi immaginari popolato 

figure d’ombra nell’Odissea d'Ulisse vuol il fato,

fili, scenari di cieche maree stravaganti

Tiresia l'onda, viaggiatore dei giganti.

L'indovina, degli uomini di mare Circe ne fece animali,

soglia vietata ai comuni mortali

un remoto sapere conduce 

si celi il vello d’oro della maga che seduce

lucerna di nave, con corpo d'augello, antichi esseri alati 

dal canto delle sirene furono ingannati

teatri di vita accennati,

naviga le onde del drago Scilla.

Presto gli archi fan scintilla.

Protagonista è la parola e il colpo di un arco

l'opera del grande, lo riconobbe argo

vi vide Telemaco entrar,

Penelope la tela finì per realizzar

quando l'amato sposo a Itaca potè riabbracciar.

 

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Mareluna

 (Pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Giovedì 17 maggio 2012)

Sono l'onda della sera, sorgente di luna in mare,

bagnati pensieri, salsedine di luci,

viaggiatore di stelle cadenti,

lasciati trascinare lontano, cuore e mente,

profondo è l'abisso smarrito che cavalca i sognati desideri

su cavallucci e stelle di sale, mentre s'infrangono baciandosi.

Scogli, coralli e conchiglie avvolge con coraggio il mare,

bollicine scintillano danzando nei riflessi, rispecchiandolo ...

raggi lucenti di sole, gabbiani in volo ... zampilli, pesci prede,

sirena d'onde perlate ... luccicante sabbia di riva bagnata ...

nudi piedi e ricordi stellati ...

laddove il pensiero è in un volo di gabbiano,

le carezze dell'onde, il profumo dell'aria

sa dove il libro dei sospiri avvolge

conchiglie e sale, donato dal mare,

l'emozioni travolgono in soavi silenzi ...

Oh navigatore dei sensi sognati, socchiudi il passato,

rischiara schiumose vele d'amore nell'ebbrezza delle acque,

maree osservi in punta di piedi per non osar svegliar il sogno che hai.

 

IL PARADISO CHE NON VEDI !

Comprendere quanto siamo piccoli 
ed armati di stupida ipocrisia! 
"provi" di un credo di luce, 
sensi opachi ... affogati in venali mani!
potente, abbagliante, la sua potenza 
una vita per capirlo ...
non esime la morte ... nel suo esile corpo, 
in un frammento di vita restante 
scopri il candore che te stato sempre accanto

 

 

LA SUA VOCE, E MI COPRO IL VISO!

pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Martedì 7 febbraio 2012 

 

Rimbalza risiede ogni paura, schiaffi, calci e pugni e gettata al muro, schiacciata al suolo, trattieni il fiato stringendo il corpo, l'umiliazioni ti raggiunge il pianto, lividi sgomento l'anima, traumatizzata la mente, inutile ti senti, un palmo dall'aorta il suo occhio, spaccando in due la vita e il naso, lancinante fitto in fiato, uccidendo i pensieri il grido, chi mai potrà udire? Tremule labbra, mute, mai sorgerà il sole in fiore spezzato, sogni rubati di veste sposa bruciata, sei sola, lo sai! Deboli singhiozzi, strappata la voce in mani di chi t'offende, e ti racchiudi in te con le ginocchia al viso, chinando il volto nel buio delle tue gambe stringendo gli occhi, la tua mente è ferma nel tuo pianto ininterrotto, non ti chiedi il perchè, perchè ne dai le colpe e per paura di soffrir d'amore attutisci il colpo, pur sapendo di non essere amata. Ancora sentirai le sue mani che non potrai fermare, e resti a terra, dei calci sporchi, dalla vergogna non riesci a rialzarti, per amore di un bastardo! Nascondendo la verità, e non ti spieghi perchè sei ancora troppo innamorata.

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LEANDRA “LEDY NAPOLI” D’ANDREA: ALCUNE SUE OPERE

TITOLO: “SCHIAVIZZARE” -  TECNICA MISTA OLIO SU TELA 60x60 –

DESCRIZIONE DELL'OPERA:  SCHIAVIZZARE” -  La schiavizzazione nella forma della cornice evidenzia tre forme, una donna con un copricapo con volto scoperto e corpo scoperto, simboleggia schiavitù del corpo sia umanamente che disumanamente che sentimentalmente, il volto scoperto simboleggia il non lesinare perdono di ciò che non si è peccato, la figura in alto a destra simboleggia l'infrangere, schiavizzando mente, pelle e cuore, schiavizzare con percosse, manipolazione e analizzando il cuore, manipolando il tutto e non avere via d'uscita dalle sue paure, sempre sulla destra della cornice si accenna una piccola faccina che molti non notano perchè non vedono, coperta il capo alla giunta degli occhi, un lembo che copre metà volto fino a toccare il naso, prendendo forma quasi come un cartoccio, lei è l'anima amputata, silente giace nei meandri delle sue speranze dissolte, il dipinto al centro riporta la forza scatenante di un uomo, l'essere dichiarato forza, la figura rappresenta la forza fisica che si sprigiona dal marmo come spezzare le sue catene con il solo coraggio, infatti la tela davanti ha colori più chiari, quindi lui va verso la luce, riprende la sua identità con gran coraggio lasciando indietro i colori più scuri,le sue paure interiori. Il quadro alla fine descrive il centro dell'opera come risoluzione il coraggio di affrontare le proprie paure anche soffrendo gli possa ripristinare la propria dignità.

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DESCRIZIONE DELL'OPERA: “ALITO DI LUNA” - L'anima si dichiara alla luna esprimendo come un poeta ogni sua debolezza, i suoi artigli addentrati nel tronco sono la sua sofferenza, la sua rabbia, il suo mutismo, la sua impotenza, il suo nero velluto è come una morte invocata delle sue sofferenze soffocate. Esteriormente una maschera felina come difesa lungo il suo cammino.

DESCRIZIONE DELL'OPERA: IL SUSSURRO DEGLI ANGELI” - Dichiara un sogno d'amore, un inaccettabile dolore che sussurra nell'anima al solo suo sfiorare provoca eterna debolezza, la dormiente li sente in sogno i suoi angeli perduti, il volto in due sfumature di colori, il chiarore è la luce della morte, il blu simboleggia la vita. Il volto in se stesso non si divide in due sfaccettature diverse perchè è lo stesso sangue della dormiente. Il sussurro che si vede in alto nell'orecchio, l'orecchio è disposto quasi al centro del dipinto perchè lì si ripone tutto il senso del dipinto, il desiderio del subconscio della dormiente nel risentire il risuono della voce delle sue preghiere. Sulla sinistra del dipinto ci sono tre dita avvolte in un lenzuolo che stringono un lenzuolo annodato che alla sua cima nel suo nodo si forma un giglio ed un accenno di tenda appena avvolta nell'aria, lì si ripone la delusione del suo risveglio, stringere al petto la propria realtà, nel dipinto la dormiente resta immutata con gli occhi dormienti con capelli azzurrati e di luce la fronte coperta. Ricadendo nel suo sogno quasi forzatamente, in una luce gli riflette la mente non accecante ma forte, non c'è descrizione per la pace assoluta che emette, il suo candore di pace è un addio e in cuor suo accetti il volere di Dio.

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DESCRIZIONE DELL'OPERA:  “GHIRBA” - Nel suo esile corpo trascina il fardello di se il cammino della vita, la sua nudità, la nascita, la sua femminilità, la sua procreazione, i colori da un tenue rosa le fantasie d'infanzia, l'azzurro che si sfiora in blu, le speranze i sogni che vanno svanendo come una spirale nel suo fardello che ripone sulla schiena, il suo volto rivolto in una meta persa, la sua capigliatura riflette radici e color di terra bruciata, nel cammin di vita il suo acerrimo nemico, di emozioni batte e con forze si combatte.


"Vuolsi aiutare quel ch'è fatto, e non guastare quello che s'abbia a fare".

Pubblicata da Ledy Napule (Poemi) Giovedì 17 maggio 2012

Solo colui al quale una sofferenza presente opprime il petto, e che a ogni costo vuol gettar via il peso da sè, ha bisogno della storia critica, vale a dire di quella che giudica e condanna. Per determinare il limite in cui il passato deve essere dimenticato, se non vuole diventare l'affossatore del presente, si dovrebbe sapere con esattezza quanto sia grande la forza plastica di un uomo, di un popolo o di una civiltà, voglio dire quella forza di crescere a modo proprio su se stessi, di trasformare e incorporare cose passate ed estranee, di sanare ferite, di sostituire parti perdute, di riplasmare in sé forme spezzate.

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DESCRIZIONE DELL’OPERA : “OVULI ENIGMATICHE  ECLISSI” – L'opera presenta nella sua struttura: la quercia, simbolo secolare dei ricordi dei tempi, la Luce eterna da Lei emessa esprime il calore della Vita, del fuoco e del sangue, dando luminosità e luce a tre embrioni, ove il dogma della santissima trinità afferma l'unicità di Dio.
La Vergine si accinge ad accogliere e proteggere i suoi figli, le sue lacrime hanno un profondo significato riferitosi al frutto che Lei dovette donare al mondo pur essendo a conoscenza di doverlo perdere. 

Il liquido amniotico che emana la quercia bagnandole i piedi dei peccati del Mondo, gli aborti di Angeli, mandati ed uccisi e l'ipocrisia senza limiti dell'anima umana, dove non conoscono amore estirpano ed inibiscono la Vita, dove la natura piange la Vergine ferma con la sua mano l'Ira di Dio proteggendo i suoi figli anche se hanno peccato.
Nell'opera fluisce il numero magico. il 7 che nella religione cattolica ha vari significati (i sette peccati capitali, le virtù, tre teologali e quattro cardinali ecc.), con i tre ovuli e i quattro elementi (acqua, terra, aria, fuoco). L'acqua che cola come liquido amniotico, lacrime dalla profondità della terra ove la quercia pone le sue radici. Il Fuoco eterno che si sprigiona con i suoi ultrasignificati e L'Aria che circonda il tutto dando vita a tre embrioni, cioè la vita. Tre ovuli che rappresentano la santissima Trinità, ecco perchè nasce il numero 7, tre gli ovuli e quattro gli elementi.

L'opera è un'espressione incisiva contro l'aborto e a favore del rispetto della vita altrui. 
L’opera è stata donata dall’artista
Leandra D’Andrea (Ledy Napule) a Don Antonio Mancuso per la sua sensibilità verso l’arte e nei confronti degli artisti, l’artista ha concepito in se che Don Antonio Mancuso è una persona unica nel suo genere per il suo iperrealismo di pensiero e nelle sue parole e perciò unica luce e custode della sua creatura. Ringraziando fedelmente la Vergine che nel suo nome mi abbia fatto dono della conoscenza di Don Antonio Mancuso nel nome dell’arte.

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Embrioni ingannati

L'incesto è in un dito puntato

pance macchiate

di madri lasciate al vento

invocati, infuocati sentire ...

i ricordi sono volti tra le mani,

diluvia il vuoto ... tormentosa è la mente,

illuse e disintegrate vite,

infausta ingiustizia

è dura la lotta per gli incompresi,

miracolosi angeli schiacciati e condannati

da chi non conoscerà mai amore,

vili!!! dissennati di questo sporco mondo,

anime di lacrime vestite "amazzoni perpetue",

ragazze madri, l'emblema di chi schiacciato fu,

amore e virtù,

voraci lingue di occhi di pietre 

di chi non ha assaporato mai il loro vero dolore,

risanar mai nulla potrà … 

 

Leandra D’Andrea “Ledy Napule” plus …

“Nascondere una realtà e come difendere le bestie … e non risvegliare nessuno, se ne subisce lo stesso scotto o opprime un dolore depresso! Vedi, questi sono piccoli cocci della mia realtà e la metto nell'arte come nelle poesie. Risvegliare chi dorme nel dolore della paura e come indurli a guardarsi dentro sia come vittime che come carnefici. La mia vita sarebbe difficile spiegare in breve. Ma quella sono io!!!”.

Ecco perchè in “Leandra D’Andrea - Ledy Napule riscontriamo lembi di umanità e di vita vissuta nella sua interezza, impressi in episodi tangibili che ne hanno determinato una personalità forte e virtuosa, sempre  legata ai valori più imprescindibili dell’esistenza. Le sue opere – siano esse poesie o lavori dell’arte visiva o presepiale -  sono macchie di quotidiano sprigionate nell’arte, nella sua forma più nobile, a contrasto di ogni repressione, di ogni violenza, di ogni offesa recata all’universo femminile e al mondo intero. L’ipocrisia non fa parte del suo vocabolario!

Leandra porge sempre una stampella a chi subisce angherie, soprusi, violenze  … siano esse fisiche che psicologiche, per invogliare i tanti esseri umani ‘deturpati’ a ribellarsi ad un destino malvagio, ad alzare la testa, a liberarsi dalla ‘oppressione’ del proprio “Aguzzinomarito, amante, compagno, moglie, gente sconosciuta o contatti quotidiani … - esplodendo con la veemenza di un vulcano per riacquistare la proprio dignità calpestata da gratuite violenze, fisiche e mentali.

E il divenirne ‘vincitrice’ la fa trionfare nella propria missione, dominando quel mondo che ha provato a dominare LEI, intaccando ferocemente il suo corpo e la sua anima, ma senza debellarla o indurla in schiavitù di nessun genere.

Ed è così che niente e nessuno è riuscito spegnere quel desiderio di libertà e di giustizia a cui ambisce l’esistenza umana … a limitarla o circoscriverla in un destino malvagio che l’avrebbe sopraffatta se non avesse avuto l’energia di reagire con tutta l’anima e con quelle forze fisiche di cui si è riappropriata sanando giorno per giorno le ferite sanguinanti che le avevano ignobilmente procurato.

La reazione sfociata nell’arte – componente che interessa alla nostra sfera –  fa di Leandra D’Andrea – Ledy Napule una delle artiste poliedriche più apprezzate a livello nazionale ed internazionale, le cui opere figurano in importantissime ‘Collezioni’ anche oltre i confini italiani. Certamente nel costruirsi il proprio ‘paradiso’ è stata la FEDE a metterci lo zampino. Ma non quella che si accetta ad occhi chiusi, bensì quella fiammella inestinguibile che nasce dalla LUCE interiore, dalla consapevolezza dei propri pensieri e dell’onestà dei propri sentimenti.   

Ecco perché Leandra,  riferendosi agli episodi degli ultimi mesi, vagheggiando una personalissima filosofia,  dice ancora: “Secondo me non ci sarà la fine del mondo, ma una guerra cattolica, visto che la chiesa e alle spalle al muro e la fede oscilla, la ruota e la sacra ruota no la ruta della fortuna ho quella del tempo, gli scienziati sono bravi ma non danno il vero senso alle figure secondo me, cadranno meteore come è successo in Russia ecco il fuoco, le scritture cambiano si per cautelare nei secoli le scritture, il libro è stato nascosto dalla chiesa perchè??? La fede non è la chiesa … è la luce in voi la vostra anima … è Dio la vostra arca”.

Oggi Leandra è una persona cosciente delle proprie potenzialità, realista, che ama affermare: “ho fatto crescere il gigante in me” … e  “vivo ogni giorno come fosse l’ultimo, sempre sincera con tutti, nel bene e nel male … e solo così mi sento serena, almeno nel mio animo”.

Madre di Gioia e Giuseppe - La complicità li rende unici l'uno altro ♥ (alla sua famiglia)” -  e artista consapevole che le sue lotte sono approdate ad un qualcosa di invidiabilmente positivo e costruttivo. Tematiche originalissime e tutte imbevute nel sociale a dare sostegno, con un tratto deciso … con una semplice parola … modellando una sua creazione … a chi ne ha bisogno!

Poiché per Leandra: “L'arte è un emblema, si plasma e si fonde, è un unico nascere, l'emozioni sono frasi di canzoni, esprimendo poesia divenendo colori d'animo di un dipinto, fluendo scultoriamente negli animi più duri di una roccia, tutti possiamo se solo vogliamo”. Quanto indicato nelle precedenti pagine, è oltremodo indicativo e non necessita di ulteriori commenti.

Della nostra Ledyrubiamo” qua e la per carpirne il meglio la personalità e l’interiorità di essere umano proiettata verso una visione del mondo senza confini, che non si sogna nemmeno di recidere quel filo sottile che parte dall’universo interiore di un essere umano, per poi dirigersi verso orizzonti che sanno di vita ma che non si fermano ai confini  dell’occhio umano. Ma andando ben oltre, dove è l’anima a suggerire, il cuore ad ascoltare e la mano ad eseguire. Ed è così che nasce l’apprezzatissima artista dal volto umano e dai sentimenti solidali, elementi  imprescindibili di una dignitosa esistenza che autorizza ‘a tutto tondo’ a fissare qualsiasi interlocutore negli occhi e a profferir con sempre più convinta cognizione di causa.

Eccola ancora “Ledy Napule” in “Perle di Saggezza di donna forte che la trovi al tuo fianco appena l’obiettivo fissa l’universo femminile, schiacciandone i bruschi limiti, oltrepassandoli  per assurgere alla conquista di una dignità sacrosanta, ma spesso negata da menti ottuse e violenze gratuite di chi ha il pugno più duro e la testa vuota.

Gli animali hanno molto da insegnare a noi l'amore, noi poco da dare a loro! chi li ama li cresca liberi no schiavi”;

 Avere il coraggio di strappare da se il proprio marcio ... rende gli uomini sani con se stessi e con gli altri e la vita non sarà un inquietudine dilemma”;

Le bugie hanno le gambe corte! La verità le spezza … Corto è il cammino dei falsi burattinai …”;

 “L'incoerenza e la bugia, son sol due malattie che si stringono tenendosi compagnia per la pelle e per le vie ...”;   

“Il debole è colui che necessita la grandezza e la sua grande lezione è l'autopunizione”; 

L'incosciente è donar a sè disfatti, non vada d'altrui raccontar i fatti, non risolverà le sue”;   

Quando l'uomo avrà rispetto dell'altrui pensare, supremo sarà il suo rispetto ....”;   

“Rispetta sempre il primo istinto, il secondo ti sbiadisce ed il terzo terrorizza e ti abbaglia la vista”; 

“Quando l'uomo ha la sfacciataggine di rinnegare a se stesso le sue bestialità, non c'è limite a cui possa arrivare ...”. 

C’è un apposito pulsante per ogni bugiardo e’ follia in lui la verità se gli passa davanti e' solo proiezione d'infinito varietà se non e' copione della sua identità...”;  

“Chi amor non conosce amato non sarà ...  CHI AMARE SA NON DELUDE MAI! L'amore non conosce la morte”.

Tutte “MASSIME” che rendono l’idea meglio di mille spiegazioni, di un’infinità di argomentazioni, dell’imparolarsi  in sterili commenti dai paroloni ricercati ad hoc!  Ed anche il suo modo di presentarli, senza virtuosismi, ne alimenta la genuinità e l’instantaneità.

Di contro, per Leandra  “Molte volte dire la verità può costare tanto dipende dai casi, dire una bugia sembra essere l'unica via di uscita per l'uomo induce con la sua incoerenza accettare solo ciò che gli fa piace ed induce il vero divenire una meta verità, se si accettasse ascoltare con intelletto ed apprezzare ogni forma di verità anche se potrebbe far male! la sincerità non si dovrebbe nascondere dietro ad un muro pur essendo nel giusto solo perchè l'ingiusto con le sue bugie si rende un grandissimo gigante che non è facile smentire troppo diabolico per un anima pura allora stare zitti ed prendere ogni forma di umiliazione ed attendere che la verità viene sempre a scoprirsi basta un solo errore della loro diabolica sicurezza”.

… E a questo punto riteniamo superfluo aggiungere altro!

 


 

 

Mauro Romano CV3L’autore della rubrica “LO SBARCO DEI SOGNI”, Mauro Romano, è nato il 20 marzo 1953 a Nola/Piazzolla  - Na - dove vive ed opera. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie presso l’Università degli Studi di Salerno con tesi in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea,Alicata e il Neorealismo”.

Ha pubblicato: “L’Amore preso sul serio” (Albatros Editrice – Roma 1982);  “Scartine” (Edizione n proprio - 1983); “Lo sbarco dei sogni” (Editrice Vesuvio – Napoli 1985);  “Canzoni” (Gabrieli Editore – Roma 2000). Sue composizioni sono inserite in numerose Antologie e pubblicate su Riviste  Letterarie e non. Altri Inediti – in versi ed in prosa – sono di prossima pubblicazione. 

Membro  - di Merito e d’Onore –  di  diverse  Accademie Nazionali ed Internazionali - ha ottenuto premi  in numerosi Concorsi Letterari con poesie singole, racconti, sillogi  e libri editi … sia in lingua Italiana che in Vernacolo Napoletano. Tra l’altro è “Cavaliere della Comunità Poetica Europea” (regione Toscana); “Socio Benemerito dell’Accademia dei Bronzi” di Catanzaro e Accademico “Valentiniano” per un messaggio d’amore, Terni.  

Frequentemente è  inserito in giurie di concorsi letterari e di rassegne teatrali, assumendo sovente funzioni di critico con apprezzatissime recensioni. Collabora con la casa editrice “Rupe Mutevole” di Parma.

Ad inizio 2013, una sua poesia - scelta dalla responsabile delle edizioni 2012 e 2013, la poetessa partenopea Leandra D'Andrea, Lady Napule - è stata inserita nel "Primo Museo della Poesia in Italia a tema Circolare", fondato da Nino Abbate e sito a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), per “Profondità di sentimenti e professionalità”.

E’ iscritto alla SIAE quale Autore/Paroliere della parte letteraria delle Canzoni.

Collabora con diversi Organi di Stampa trattando argomenti a carattere Sociale, Letterario, Artistico/Culturale, Sportivo,  etc..

E’ Allenatore di Calcio iscritto dal 1979 nei ranghi della Federazione Italiana Gioco calcio e “Addetto Stampa” di Pallavolo.

Sposato con Anna, è genitore di Mena e Gilda.