Percorso

Lo Sbarco dei Sogni

Maria Teresa Infante, Respiro di Vita e di Poesia

Scritto da Super User. Postato in Letteratura

Maria Teresa Infante, Respiro di Vita e di Poesia

MariaTeresaInfante01Maria Teresa Infante nasce il 20 marzo del 1961 a San Severo, Foggia, nel soleggiato Tavoliere delle Puglie, dove tutt’ora vive ed opera. Dopo la scuola dell’obbligo consegue il diploma di insegnante e scopre la passione per gli studi umanistici che l’hanno spinta da sempre a “divorare” libri, peculiarità prevalente della sua vita.

Una vita vissuta all’insegna della normalità, nonostante abbia vissuto la separazione dei genitori da quando aveva appena due anni! …  e trascorso  l’infanzia con i nonni. “Senza traumi – ci tiene a sottolineare - come se fosse la vera normalità”. 

Gli anni le sono passati troppo in fretta tra i banchi di scuola e i campi di volley. Cimentandosi in questo sport, per anni è stata la capitana dell’Intrepida di San Severo, la squadra locale allenata da Lucia Ercolino, che tutt’ora continua a portare avanti la sua passione. Poi un duraturo matrimonio con Luigi, da cui sono nati Michele (27 anni) e Marika (23 anni), entrambi pallavolisti di professione che hanno ereditato la passione della mamma, la quale, abbandonato il ‘parquet’ da atleta, si è cimentata nel volley anche da allenatrice, collaborando con varie società della sua zona,  finché gli impegni di insegnante, di moglie e di mamma glielo hanno consentito.  Micheleil primogenito milita in serie A. L’ultima stagione sportiva l’ha visto protagonista a Piacenza.

 

  

  LO SBARCO DEI SOGNI

 Rubrica di

 LETTERATURA, MUSICA, ARTE , CULTURA, SPETTACOLO

a cura di Mauro ROMANO

Maria Teresa Infante, Respiro di Vita e di Poesia

MariaTeresaInfante01Maria Teresa Infante nasce il 20 marzo del 1961 a San Severo, Foggia, nel soleggiato Tavoliere delle Puglie, dove tutt’ora vive ed opera. Dopo la scuola dell’obbligo consegue il diploma di insegnante e scopre la passione per gli studi umanistici che l’hanno spinta da sempre a “divorare” libri, peculiarità prevalente della sua vita.

Una vita vissuta all’insegna della normalità, nonostante abbia vissuto la separazione dei genitori da quando aveva appena due anni! …  e trascorso  l’infanzia con i nonni. “Senza traumi – ci tiene a sottolineare - come se fosse la vera normalità”.

Gli anni le sono passati troppo in fretta tra i banchi di scuola e i campi di volley. Cimentandosi in questo sport, per anni è stata la capitana dell’Intrepida di San Severo, la squadra locale allenata da Lucia Ercolino, che tutt’ora continua a portare avanti la sua passione.

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Poi un duraturo matrimonio con Luigi, da cui sono nati Michele (27 anni) e Marika (23 anni), entrambi pallavolisti di professione che hanno ereditato la passione della mamma, la quale, abbandonato il ‘parquet’ da atleta, si è cimentata nel volley anche da allenatrice, collaborando con varie società della sua zona,  finché gli impegni di insegnante, di moglie e di mamma glielo hanno consentito.  Michele, il primogenito milita in serie A. L’ultima stagione sportiva l’ha visto protagonista a Piacenza.

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Dalla pratica sportiva “sottorete” la Infante ha ricevuto soddisfazioni e esiti positivi che ricorda con orgoglio e conserva, oltre che nel cuore e in un angolo speciale dei suoi pensieri, in qualche foto che la ricorda, per esempio, premiata quale miglior giocatrice - allora  appena diciassettenne! -  ad un quadrangolare nella città di Cuneo.

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MariaTeresaInfante05A dare una decisiva svolta alla sua esistenza la “scoperta” della poesia. Se le chiedono come vi sia approdata, Maria Teresa risponde che è stata la poesia ad andarla a cercare. Che lei non ha fatto altro che ascoltarla, lasciandosi coinvolgere dalla sua bellezza espressiva e dal suo impeto emozionale. All’improvviso! 

Ed è così che la nostra autrice si è lasciata piacevolmente ammaliare dalle sirene irrefrenabili di questo richiamo irresistibile, iniziando a “parlare senza voce”, solo con una biro e un foglio bianco dove annotarci emozioni, sensazioni, gioie e dispiaceri, i compiacimenti ed anche le inevitabili delusioni della vita. Partendo dal profondo dell’anima per poi estendere la sua tematica planando sull’intero universo esteriore.

Ha iniziato per gioco e non si è più fermata. Ed ecco che ha iniziato a raccoglierne copiosi frutti in termini di premi ed apprezzamenti ogni qualvolta i suoi versi cadevano sotto gli occhi degli “altri”, siano essi semplici lettori o addetti alla materia. Nell’ultimo anno, poi, ha cominciato a partecipare ad alcuni premi letterari, risultando finalista con tre poesie al concorso del sito web dell’Oceano nell’anima di Massimo V. Massa. Successivamente entra a far parte della Redazione. Si tratta di  “Agnese”, ”Icone di cemento” e “Se mai dovessi amarti”. � g s M p� �� style='margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;text-align: justify;line-height:normal;background:white'>Ed è così che la nostra autrice si è lasciata piacevolmente ammaliare dalle sirene irrefrenabili di questo richiamo irresistibile, iniziando a “parlare senza voce”, solo con una biro e un foglio bianco dove annotarci emozioni, sensazioni, gioie e dispiaceri, i compiacimenti ed anche le inevitabili delusioni della vita. Partendo dal profondo dell’anima per poi estendere la sua tematica planando sull’intero universo esteriore.

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E risultata  sesta al Premio Letterario l’Osservatorio di Bari  con la poesia “Nei suoi panni” e seconda al Concorso dell’Accademia dei Bronzi - del presidente Vincenzo Ursini - “Premio Alda Merini”, patrocinato dal Presidente della Repubblica, con la lirica “Voglio sentire”.

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Di quest’ultimo evento culturale di rilevanza nazionale, ne è scaturita un’antologia comprendenti le migliori liriche partecipanti dal titolo  “Anime in poesia” -  “Mille voci per Alda”, in cui sono contenute due sue liriche.

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Ma, a tutt’oggi, il suo ‘capolavoro’ lo registriamo nella pubblicazione della silloge poetica “Quando parlerai di me”, Edizione Rei (Cn), nei cui versi l’autrice “capta emozioni, afferra pensieri, fotografa il mondo attorno con la sensibilità che la caratterizza, in un incedere fresco, spontaneo e genuino, in cui si scopre una capacità innata di interloquire con il lettore, coinvolgendolo con gli occhi e con la mente, quasi a renderlo partecipe di una scenografia di un film”. Il poeta Italo Zingoni ha, inoltre, definito il suo scrivere “Come spine e petali di rose”, indice di una poetica semplice e complessa nello stesso tempo. Una poetica che sa farsi amare.

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Una seconda silloge già pronta ai blocchi di partenza e in cantiere vi è anche un romanzo. Il tutto si concretizzerà  non appena una casa editrice  le darà sicurezza e affidabilità. Subito dopo l’estate, si dedicherà completamente alla sua “Alicia”, un romanzo che aveva lasciato nel cassetto alcuni mesi fa – ma pubblicato settimanalmente in un gruppo poetico - per dare spazio alla sua poesia, da cui mai riesce a staccarsi.

 

 

GIUDIZI CRITICI

 

Dalla recensione del poeta Massimo V Massa leggiamo

 

<<La poesia di Maria Teresa Infante è governata da una musica interiore non incline alla regola dell’armonia metrica, ma calibrata su una passione che ambisce a raccogliere tenui intuizioni liriche entro un’intelaiatura agevolmente riconoscibile, che non fa mistero di una notevole sensibilità cosmologica.

Maria Teresa ci racconta quello che ha dentro, in modo semplice, attraverso un mosaico di parole ricercate e delicate, parole messe insieme con eleganza, incollate l’una all’altra, che entrano nell’animo di chi, nel leggerli, vive brevi attimi di profondo pensiero e riflessione.

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Le tematiche affrontate non sono mai banali, mai scontate. Sono storie di vita, di sogni e di speranze, di vittorie e di sconfitte, di realtà quotidiane dove è facile identificarsi, tutte storie che portano a riflettere sul valore dei sentimenti e della vita in se. Maria Teresa riesce sempre ad esprimersi nei vari argomenti con la medesima profondità, e questo è sinonimo di grande capacità nel riuscire ad analizzare e sintetizzare in poesia gli aspetti della vita reale.

 Nella sua anima c’è un susseguirsi di emozioni vive che si muovono continuamente, che cambiano forma, che cambiano colore, alla continua ricerca di se stessa, del proprio essere, della propria essenza che prende coscienza attraverso le sue poesie, nelle quali si cela una forza comunicativa che fa di lei un’artista unica nel suo inconfondibile stile. 

Non è difficile cogliere la qualità liquida della vita nei suoi versi di accesa sensibilità, che fanno vibrare le corde sottili dei più profondi sentimenti legati alla dimensione ariosa del pensiero che si interroga e sospinge l’anima nei sui voli oltre ogni limite>>.

 

Breve excursus tratto dalla prefazione di ITALO ZINGONI

 

<<Così la poesia di M.T.I. trasporta il lettore in una realtà-non realtà che assorbe la mente e la catapulta in un mondo in cui non esistono confini al pensiero e alla fantasia e in cui le “visioni” non sono mai opache e  indefinite, ma lucida espressione di una mente che spazia e che non  è capace di “fermarsi” a ciò che gli occhi vedono, ma sa sempre andare “oltre” in una visione anche onirica, ma assolutamente “vera” e vissuta e soprattutto sempre condivisa e condivisibile. E’ qui la poesia tutta da scoprire della nostra Autrice.  Poesia come spine e petali di rose. Così ho provato a definirla, se mai si può riuscire a definire una poetica semplice e complessa nello stesso tempo>>.

 

Motivazione alla poesia “VOGLIO SENTIRE”

2a classificata su 2070 concorrenti al Premio Alda Merini 

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<<Il tempo passa, d’accordo. L’importante è raccoglierlo in un catino assieme alle emozioni vissute, ai giochi, alle ferite, alle paure, ai colori dell’arcobaleno e degli affetti. Le parole della poesia corrono veloci e ritornano, stuzzicano e si fanno amare, accelerano e sostano, quasi a volersi riproporre con altre tonalità, con altre sfumature.. Sono versi ed immagini d’una bellezza che coinvolge e che dà luce non riflessa ad ogni nuovo giorno, ad ogni intersecarsi di pensieri>>.  

 

 

Introduzione di Silvia Denti alla silloge “Quando parlerai di me”

… Io credo che lei sia una meravigliosa creatura capace di vedere veramente quello che sta scrivendo, ecco, forse ho trovato veramente quello che le calza a pennello. Lei vede. Esattamente come l’obiettivo di una macchina fotografica, capta e ferma, fissa l’oggetto, il tempo, il momento, l’immagine. Anche quella più sfuggente, più vaga, indefinita. Maria Teresa si cala nella scena e si riempie di pezzi d’un puzzle che poi, minuziosamente, ricompone. Non è certo come passare vicino alla scena e raccontarla, non è come scorgerla casualmente, no.

Qui si tratta di vivere ogni accadimento, ogni rivolo di sudore, il respiro, il singhiozzo, il sorriso, la piega del labbro, l’incrinarsi della voce al pianto o all’emozione. Non è certo dote comune. Leggendo quanto ha scritto Italo Zingoni, amico di Maria Teresa e fine poeta, posso confermarlo e condividerlo pienamente; in effetti anche lui parla di visioni realistiche e irreali, di poesia a scroci, di colori capaci di essere assorbiti grazie a una penna insolita, irrorata da un’energia indicibile, e aggiungerei, irrinunciabile. Dopo aver letto questa silloge, credo che saranno in pochi coloro che smetteranno di leggere questa Autrice.

Stilisticamente c’è una capacità di interloquire con il lettore fantastica, non saprei dire se studiata a tavolino, ma mi sa più di spontanea essenza, qualcosa d’innato che si dilata e sembra la scenografia d’un film, a tratti impresso nella fissità della fotografia per divenire sempre spazio che va oltre il verso ripetuto, come un’ombra che proietta se stessa allungandosi e coinvolgendo gli occhi e la mente di chi legge. I libri si respirano, dico io, e questo della Nostra, è una ventata speciale di trepidazioni, emozioni, motivi per cui esserci, esistere, assaporare, capire, pensare, vivere.

 

Dal sito: www.marigliano.net dell’8 marzo 2013

“Quando parlerai di me” di Maria Teresa Infante.

MAURO ROMANO / Eventi

"Per l’autrice foggiana si è trattato della realizzazione di un sogno. Una soddisfazione indescrivibile per le tante testimonianze di affetto e stima che le sono state tributate."

MariaTeresaInfante12Lo scorso 2 marzo, presso l’auditorium teatro “G. Verdi” di San Severo – FG –  è stata presentata la silloge poetica “Quando parlerai di me” della poetessa Maria Teresa Infante.

Per l’autrice foggiana si è trattato della realizzazione di un sogno. Una soddisfazione indescrivibile per le tante testimonianze di affetto e stima che le sono state tributate. Un successo incredibile, anche se non inaspettato, poiché, la cas editrice dell’opera, le ha comunicato che la silloge è risultata, nel mese di febbraio, tra le più vendute del catalogo.

 A declamare le sue poesie TONIA D'ANGELO, MASSIMO SENTINELLA, entrambi attori teatrali; 

MASSIMO MASSA , poeta;  CARMINE D'AGOSTINO, regista e autore di testi teatrali; il sindaco 
i GIANFRANCO SAVINO e l'assessore alla cultura la DOTT.  CICERALE.

 

La serata, che ha annoverata la presenza di numerosissimi intervenuti,  è stata allietata a meraviglia dai due pianisti LUCA e FABIO MASSA, figli di MASSIMO, amministratore del sito web con cui Maria Teresa Infante collabora, facendo parte della Redazione :www.oceanonellanima.it, il sito letterario dove ogni poeta può postare le proprie  poesie, con l’inserimento del profilo personale, e tanto altro ancora!

Di Maria Teresa Infante riportiamo, di seguito, tre liriche estratte dalla sua pubblicazione:

DIGNITA’
Ho sciolto lacrime legate ai sentimenti
le ho rese libere, lasciate in mezzo ai campi,
tra zolle e sassi hanno trovato pace
e chiuso gli occhi si sono addormentate.

Se arrivo a giugno spalanco i miei granai
”Venite donne! Portate i figli vostri”
che le mie braccia ricolme di covoni
hanno il sapore e i graffi della terra:
la dignità si miete senza falce.

Venite donne: ho aperto i miei granai.
 

 

LEI
Stringeva un pugno chiuso e il suo dolore
e tra le unghie la rabbia e una ferita
e solo un livido, sulla sua pelle bianca
che traditore, rideva alle sue spalle.

Ed ha scalato monti di cristallo
e attraversato campi di sterpaglie
e dal suo pugno aperto sull’asfalto
cadevan perle perché nascesse un cuore.

Ma il suo vagare stanco e il suo tormento
gli negheranno brezze e spume al vento
e quando falco ruberà l’ali al tempo
sarà carezza e un soffio tra le nebbie.

E il suo vagare diventerà dimora. 

 

SCHEGGE DI PIOGGIA
Piove
sui miei cent’anni
e su quel poster
dove c’è sempre il sole.
Piove
tra le mie labbra
e sulla goccia 
che scivola sui vetri.
Piove
sul cielo terso
e sul bagnato 
che annega i sentimenti.
Piove
sulla pozzanghera
tra un marciapiede
e il ghigno di un sagrato.
Piove
sulla mia strada
tra un cornicione 
e un ramo di cemento
e questa pelle
pudica abbassa il mento,
si è messa a nudo
ed ora ha freddo dentro
e sotto un manto di nuvole pervinca
cerca riparo tra pergole d’argilla.

 

LA CONFIDENZA 

 

Considerazioni/riflessioni tra il serio e il faceto di Maria Teresa Infante sul premio Alda Merini, Catanzaro 


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Ho sempre creduto alla fatalità e ancora una volta ne ho avuto conferma. Partecipo a pochi concorsi, quelli che mi vengono consigliati per serietà e professionalità, e una mattina un’amica mi dice: “Hai spedito le poesie al concorso?”, e io – “Quale concorso?”….- “Ma come, il concorso Merini!!”. Il concorso Merini! Come potevo averlo dimenticato? Ci tenevo così tanto –“Quanto scade?”- “Fra due giorni!”. 

Dovevo assolutamente spedire le poesie in mattinata e così guardai fra quelle inedite e ne scelsi accuratamente due, che consideravo meritevoli; sulla terza ero indecisa, e intanto le ore scorrevano tra fotocopie e moduli da compilare. Forse la confusione, l’ansia, non riuscivo a scegliere l’ultima, le feci scorrere ancora una volta sul word e poi decisi: dovevo assolutamente fare in fretta. 

Non ci pensai più al concorso, fin quando non cominciai a gioire con alcuni amici che furono tra i selezionati, tanto io non mi aspettavo nulla: e invece la mia comunicazione, non so come era finita tra la posta inevasa e la notai solo dopo alcuni giorni. 

Con grande sorpresa mi veniva comunicato che ben due delle mie poesie sarebbero state inserite nell’antologia MILLE VOCI PER ALDA, e avrebbero concorso alla selezione finale. Ce l’avevo fatta, ero felice dell’apprezzamento ai miei scritti, gioii il giusto e poi, ancora una volta resettai il tutto: sperare di più era utopia.  

Il 6 aprile guardai per caso nelle mie e- mail, lo facevo raramente, ricevo pochissima posta: avevo un comunicato dell’Accademia dei Bronzi risalente a una settimana prima. Questa volta stentavo davvero a crederci, penso di aver saltellato per casa nel vero senso della parola: ero tra i 5 vincitori del concorso Alda Merini, seconda ex aequo, su un totale di ben 2070 opere partecipanti, con la poesia che avevo inserito all’ultimo momento: VOGLIO SENTIRE. “Mica cotiche!” è solita dire una mia amica!

 

Tutto è il resto è gioia, no, non ho detto noia, ma assolutamente gioia!

 

E la cerimonia del 20 Aprile a Catanzaro è stata la ciliegina sulla torta: un’accoglienza e un’organizzazione impeccabile, una mattinata gradevolissima e ben curata nei particolari, tra poesia, premiazioni e amicizia. Una nuova e grande emozione per me, con momenti di vera e pura commozione tra le immagini di Alda mixate alle nostre poesie che scorrevano sul grande schermo e di questo devo ringraziare la grande professionalità del presidente Vincenzo Ursini, speciale per simpatia e comunicabilità, che pur tra mille difficoltà ha saputo dar vita a un momento di rilevante spessore culturale, ha saputo regalarci un ricordo indelebile, un riconoscimento per il nostro amore verso lei: La Poesia.

E mentre scrivo queste righe, ho davanti a me la testimonianza che non di sogno si è trattato: dalla targa in argento del maestro orafo Michele Affidato, c’è lei che mi sorride: la mia Alda. Grazie Presidente, grazie Catanzaro.

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Quell’Onda anomala chiamata Poesia

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In principio di Maria Teresa Infante, ci ha attirati ed incuriositi, quell’affabile e per altri versi anche incoraggiante e promettente: “è quasi poesia”. Termini che nella propria definizione emanano, neanche tanto velatamente, un manifesto ‘pudore’, una voglia di porsi in punta di piedi; nel ‘darsi’ una definizione ed una considerazione del proprio scrivere vestita d’umiltà, modestia e semplicità. Doti, abbiamo poi scoperto, corredate da una forza espressiva non comune e da una solidità del verso che lascia il segno nel lettore. E che insieme somministrano il seme per una pianta dalle radici vigorose chiamata Poesia! 

Qualità rare da incontrare nel disorganico panorama del poetare contemporanea. Ed anche quando sembra di rilevarle, di primo acchitto non si sa mai di quanta sincerità, onestà, consapevolezza, siano irrorate. Poca, quasi niente direi, tuffandosi nella mischia. Tenuto conto dei finanche involontari riscontri nell’incrocio di esperienze che si susseguono ogni giorno nell’operare nel campo artistico/letterario con l’antipatica mansione del tanto spesso “Odiato Critico”. Per decine e decine di volte! Complice compiacente ed irriverente allo stesso tempo,  Facebook, tratto d’unione e dispensatore a larghe mani delle nostre “arti”. Fino alla noia. Spesso fino al fastidio! Ma altre volte, come nel caso della poesia di Maria Teresa Infante, ‘portatore sano’ di gradevoli sorprese. 

Però troppe bilance taroccate ‘pesano’ le ormai incontrollabili ed indefinibili produzioni poetiche. Alla fine ci si ride, ci si arrabbia, ci si riflette, ci si autoassolve … ma il più delle volte si resta sprangati in quel deleterio quanto autolesionista “Amor Proprio” non sempre giustificato e giustificabile dai fatti e dai valori espressi. Facendosi scientificamente del male. Limitando, così, il proprio campo di apprendimento, l’iter di una sana e progressiva crescita artistico/culturale, per il solo fatto di “chiudersi ermeticamente” nel patologico fortino del proprio egocentrismo, a protezione di  auto suggestioni e auto sopravalutazioni non sempre rispondenti alla realtà.

Però, attenti! Guai a smettere di scrivere poesie o altro solo perché non si raggiungono certi risultati, consapevoli o meno! Guai ad arrendersi a considerazioni che non vanno a braccetto coi propri desideri! Guai a farsi demoralizzare da giudizi  non proprio esaltanti! Bisogna comunque andare avanti dritti per la propria strada, ma nella consapevolezza che non si è tutti dei “geni” e che il prodotto dei nostri versi ed affini, è … e deve risultare importante principalmente per noi, per le sensazioni sublimi che ci lascia, per i momenti di beatitudine che ci crea,  indipendentemente dall’apprezzamento altrui, spesso causa di sofferenze alla luce di opinioni negative. Questo non deve sussistere poiché ciò che esprimiamo “con la penna tra le mani”, è un patrimonio da custodire nel profondo dell’anima prim’ancora di esibirlo alla ‘quotazione’ della gente, al di la della valenza intrinseca del proprio ‘prodotto’, spesso opinabile e contraddittoria nelle considerazioni … per niente aritmetiche.

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Maria Teresa Infante, avendo implicite in se il succo delle premesse che avrei anche potuto evitarmi ed evitarvi – giudicate vobis! - ha superato più di un intralcio a difesa delle sue passioni, del suo credo  e dei suoi principi,  bruciando tappe e basando il suo poema su acquisizione continue, su erudizioni che non hanno mai conosciuto pause esistenziali. … E fidando in quell’istinto che ricambia adeguatamente solo chi è in grado di rimettersi costantemente in gioco scommettendo sulle proprie capacità! 

Da qualsiasi punto di vista si guardi la cosa. Quello del dedicarsi alla Poesia che “è andata a cercarla” e che lei non ha fatto altro che “ascoltarla, lasciandosi coinvolgere dalla sua bellezza espressiva e dal suo impeto emozionale”. Dal punto di vista della ex sportiva che ha raggiunto traguardi ed emozioni che solo chi le vive in prima persona può comprenderne il significato. Dal punto di vista della Donna, Madre e Moglie, la cui inclinazione intrinseca elargita ai valori della famiglia, risulta ragguardevole, se non proprio determinante nelle sue scelte, nel doverle gestire tutte insieme, senza pendere da un lato e senza lasciarne indietro nessuna.

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Un bilancino d’alta precisione, da orefice che ha imparato a tenere sempre al massimo della cura i suoi “gioielli”, le sue “gemme preziose”, edificando pietra su pietra un ‘regno’ dove soggiornare … e soggiogare le implicite difficoltà. Appagata, soddisfatta, sicura di se, fortificata da una rassicurante autostima … pur se incessantemente e irrefrenabilmente alla ricerca di sempre nuovi impulsi e sfide, da affrontare e superare facendo leva sulle innegabili predisposizioni e con l’adrenalina spesso ai livelli di guardia, quando si è trattato di concretizzare obiettivi  non trascurabili. Siano essi traguardi di vita o d’artista!

In tale ottica la Poesia irrompe prepotentemente nelle stanze più segrete e sconfinate dell’universo interiore di Maria Teresa, entrandovi dalla porta principale. E si fa strada senza scendere a compromessi, ne con la propria coscienza, ne col mondo circostante, sempre legata ai sani principi di un’esistenza vissuta a testa alta e a contrastare le brutture della vita. 

Parla per immagini il verso della Infante. Veste i colori dell’arcobaleno e vola sulle ali leggere di una farfalla figurando pianeti immaginari ma che lambiscono fatalmente il suo vivere quotidiano. A tratti senza far rumore, altre volte coi piedi ben piantati per terra a sostenere le sue sacrosante tesi!

Ricordi d’infanzia diluiscono nel presente restituendo a quel “foglio nudo” il frutto di ogni energia per ripresentarsi vincitrice; tingendolo di intuitive percezioni assurte dagli sconfinamenti celestiali di un prodigio destinato ad accendere la miccia di un verso deciso, impetuoso, che non avverte tentennamenti di sorta … per propagarlo a macchia d’olio nell’orbita spesso caotica del genere umano.

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Ma quel continuo cibare il cuore e le mente delle meraviglie più o meno acclamate del creato, non la distoglie dal descrivere con “Furente Realismo” la bestiale violenza perpetrata dal putrido branco ad Agnese,  costretta a “scappare” dal corpo per “estraniarsi” dalla brutalità che sta subendo …  lei “cresciuta tra i sogni” e “prossima all’esame che la chiameràdottore”.

Oppure dal denigrare quel futile abbellimento dovuto alla gonna nuova … al rimmel col rossetto, ed un merletto … che non bastano a dare l’immagine allo specchio di una Donna sdraiata sul coraggio”,  bensì etichettata prototipo  di  “una sottana da sfilare e poi buttar su un letto” da chi “il giorno dopo te la ricompra nuova.

Poco interessa indagare su quanto di autobiografico ci possa essere in quel tentare di scansare “in un poligono al bersaglio cento frecce e un solo centroo al non poter oltrepassare, o, peggio ancora, restare intrappolata “in una cruna troppo stretta”. L’importante è che il messaggio, la freccia da lei scagliata, giunga a destinazione e faccia sorridere un cuore, risollevandolo dalle frequenti cadute. E, di conseguenza fidare in un  “corpore sano”.

Ci fa piacere che, alla fine,  a superamento di tante astrusità, Apre le braccia nel sole che muore, crede che lui sia l’abbraccio del vento, ora vorrebbe quell’ultimo bacio, lei mangia fiele spalmato su pietra e latte amaro le asciuga la sete,  ma le sue labbra diventano miele solo negli occhi del suo guerriero”.

Svariati esempi esplorativi di un globo inteso nella sua pienezza,  personalizzano la poesia di Maria Teresa Infante alla stregua di un romanzo a puntate che, alla  pagina successiva, abbranca nuovi baleni per attanagliarli ben stretti nella morsa di un simbolismo che attinge da una fervida ispirazione basata su concreti piedistalli letterari e di vita vissuta. 

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I riconoscimenti, gli apprezzamenti, i premi conseguiti  in un lasso di tempo neanche tanto ampio, rappresentano la testimonianza più tangibile di un talento -  benché non ancora del tutto espresso -  che ha già suscitato nell’attento osservatore quel coinvolgimento tale da indurlo a spartirne umori, attese, speranze e, perché no, anche qualche sogno vagante, che non guasta mai! 

Come a dire, viviamo una  realtà manipolata da gente senza scrupoli che ci costringe spesso  a nuotare tra i fluttui di fiumi in piena. Perciò, se l’onda anomala, spingendo verso riva quella navicella chiamata Poesia, la conduce sulle spiagge dell’umana sensibilità, gli urti della vita vengono ben tollerati. E in questo modo, distrattamente o consapevolmente,  per farci un favore, quando meno te l’aspetti,  la sorte agghinda di sogni qualche scampolo della nostra esistenza. Ed anche se sempre realtà è! … finanche una semplice gratificazione incute fiducia, vigore, autostima … che, a cavallo dell’integrità delle nostre  intenzioni, siamo ancora pronti a ripartire. Magari sgommando! 

Maria Teresa Infante in merito non ha certo bisogno di spinte. Il suo motore ha ancora tanti chilometri da percorrere sulla strada della “Ars Poetica”. Gli inizi della nostra poetessa sono incoraggianti e oltremodo promettenti. Le auguriamo di cuore un  tragitto agevole anche se buche e strade dissestate non mancheranno di certo. Ma gli ostacoli sono fatti per essere superati! Abbatterli rappresenta  il sale della vita!

 

Chiudiamo con lei …

MariaTeresaInfante20<< “Perché scrivo???  Me lo chiedono spesso! Scrivo perché quando lo faccio, rido;  scrivo perché quando lo faccio piango; scrivo perché quando lo faccio vivo”.

Scrivo per essere invisibile agli occhi delle mie incertezze o per uccidere le insicurezze, e poi per dare voce a chi vorrebbe urlare e le parole si strozzano tra i denti. 

 

Scrivo perché ho paura di far sentire ciò che non so dire e poi perché con gli occhi non si può varcare il muro dei convincimenti.

Scrivo per diventar reale, perché un fantasma mai non lascia segni e troppo tempo sono stata spettro e tanti giorni sono stata trama. 

Scrivo perché mi dà calore che neanche il sole a luglio più è riuscito a darmi e seguo il verso della meridiana mimetizzando il senso col pensiero e non è poco se mi dà coraggio.

Scrivo ma non mi chiedo come … e neanche perché! >>

... ed ancora io …

Per Maria Teresa infante il componimento del verso non deve soffermarsi a ciò che appare a pigri occhi, ma ha l’obbligo di spigolare tra frammenti d’inventiva disposti a catturare scenari che abuliche indoli umane spesso sorvolano, benché rivolte alla ricerca del buono, del positivo, dell’esaustivo, del bello! 

Nella sua poesia Etica ed Estetica si fanno l’occhiolino. Consigliamo di non aver fretta nel muovere   le pedine sulla scacchiera della vita. Con certosina pazienza, chiarezza d’idee e mosse azzeccate, lei è consapevole di poter portare a “Dama” progettualità e propositi di un’anima mai doma e mai  assoggettata al caso. Chiede solo un po’ di fortuna a Chi è in grado di darla.

 

LE POESIE DI MARIA TERESA INFANTE 

 

VOGLIO SENTIRE

E scrivo ancora perché su un foglio nudo

trovo il coraggio per rivestir la voce
che perde tono ad ogni giorno nuovo.
Le mie parole, un cruciverba in bianco
segnano il tempo portandomi lontano,
e quante corse con le mie braccia al vento 
vorrei su un prato a calpestare l ‘aria
e quei profumi spalmarmi sulla pelle.

Correre forte, avere il fiato in gola
e poi l affanno tingere le mie gote
sentirlo scendere e accelerare il cuore
sentirmi viva farfalla tra i colori.
Fare dei battiti perline per il petto
e in questo ritmo arcano e primitivo
sentir la culla di un nuovo sentimento.

E allora corro e sfido ancora il vento
che mi riporti ai giochi di bambina,
che mi flagelli le gambe ed i ginocchi 
vorrei graffiarmi,leccarmi le ferite, 
sentire il sangue, averlo tra le mani 
e mentre il gelo diventa caldo dentro
sarei lo spettro di tutte le paure 
e il mio domani sarebbe fiume in piena
e i suoi detriti la sabbia tra i coralli.

 2a classificata al Premio Alda Merini - 20/03/2013

 

 

AGNESE ( il branco )

Stessa strada verso casa, ogni buca ti racconta, 
quel portone, testimone, del tuo bacio al primo amore.
Sei cresciuta tra i tuoi sogni 
e domani c’è l’esame che ti chiamerà “dottore”,
la tua tesi tra le mani e le cuffie nei capelli,
e con Liga per compagno, ridi e intoni una canzone.

Tra un lampione e un marciapiede
pesti l’ombra che si allunga, 
poi improvviso c’è l’inganno, lei si sdoppia e ti sorprende:
è un confuso vorticare, forse solo un girotondo
sono tante, sono oscure, hanno mani e fanno male.
Come è freddo quell’asfalto sotto le tue chiome bionde, 
e le mani cartapesta, come piume tra gli artigli,
ti ritrovi tra le unghie fango e putrido sudore.

Non svegliarti, stai sognando,
sono bestie scaturite dai tuoi incubi peggiori,
sono ratti delle fogne , sono sputi del Dio vero
che ha voltato le sue spalle per nascondere le lacrime,
ed ammettere l’ errore che di umano non ha nulla,
ma di iena il fetore, 
e i tuoi petali ricadono imbrattati di vermiglio
e non è, bacio di more, né di fragole carezza.

Chiudi gli occhi, sei lontana..
non c’è corpo , non c’è pelle, ma l’oltraggio come lama 
ha trafitto il tuo bel cielo e disperso i tuoi colori,
e le cuffie sul selciato solo note in mezzo al fango.

E si sveste anche la luna, non c’è festa questa sera, 
c’è da aggiungere una stella sopra il manto del creato.
Ciao Agnese
canta ora una canzone,
la tua tesi la terrai, ad un giudice supremo
e se mai saprà ascoltarti 
digli che avevi un sogno, una vita tra le mani 
… e le cuffie nei capelli.

Poesia finalista Concorso “Una perla per l’Oceano”  sito web: www.l’oceanonella’anima.it

 

NEI SUOI PANNI

Hai mai provato a sentire sulla pelle
le notti fredde senza guardar le stelle?
Hai mai provato a sentire fino in fondo
il buio denso che ingoia anche le ombre
ed il calore che non ti scalda dentro?

E prova un po’ per una volta sola 
a essere donna sdraiata sul coraggio, 
e prova tu cosa vuol dir morire
e poi nel sole cucire il tuo sorriso, 
e occhiali scuri spavaldi ed irridenti
perché l’orgoglio non te lo porti a spasso.
Ed ogni giorno con la tua gonna nuova
rimetti in gioco il rimmel col rossetto,
ed un merletto sul cuore per effetto
non basta a dare l’immagine allo specchio
che dei tuoi battiti non ti rimanda l’eco.

Vorrei provare a stare nei tuoi panni
e mescolarmi al tuo profumo acre,
e all’aroma amaro del caffè
che bevi senza sentirne la carezza.
Vorrei provare a cosa può servire
sentirsi dio senza nessun potere,
e di un gradino farne l’altare sterile
che non incensa e non onora i giorni,
e sulla scala con i sermoni in bilico
vorrei parlare di ciò che non comprendi.

Ma vedi solo l’immagine allo specchio,
ed una curva o gambe con la griffe
la sola mensa per i tuoi occhi ciechi.
Sarebbe semplice, non sono mai cambiata:
rimango isola e baia sconosciuta
per chi di un cuore pensa che sia sottana
che può sfilare e poi buttar su un letto
e il giorno dopo te la ricompra nuova.

 (poesia finalista XV Edizione Premio Letterario l’Osservatorio)

 

 

UNA NESSUNA CENTOMILA


Tra mille bandoli di seta
e pietre laviche sepolte
sabbie morte in un deserto
cerchio racchiuso in un teorema
che non trova la matassa
per ricucire un libro a tema.
Definizioni a un cruciverba
in bianco e nero incasellate
di acque chete tra canneti
e di ninfee che si risvegliano
al bacio lieve del ranocchio.

Non c’è più favola nei sogni
non è risveglio ma travaglio
questo tranello che martella
e inchioda schizzi alla cornice.
Solo cimeli su un comò
trofei esibiti e imbalsamati
mostrano denti all’obiettivo
e poi sorridono compunti
in doppio petto con gilet.

Sarà che il giorno si confonde
alle ore scure della notte
quando sul filo del mar Rosso
si abbassa il sole all’orizzonte,
e in una scatola di latta
ci son bottoni da attaccare
e fili a tinta da intrecciare
in una cruna troppo stretta.

Sarà che ormai io non ci credo
e ogni mattina alla bilancia 
salgo con un piede solo
e guardo il tempo lievitare,
sarà che voglio provocare 
una valanga in mezzo al mare
e tra le onde far fiorire 
gerani e cento ciclamini.

Mimetizzarmi come geco 
o clown di giorno nel tendone
rubo una lacrima al Pierrot
e poi non dirti come sono 
quando mi guardo e mi ritrovo
tra i quattro angoli racchiusi,
in un poligono al bersaglio
cento frecce e un solo centro.

Maria Teresa Infante 22/05/2013

 

 

RITMICA MELODIA

Atavico e mai spento
arcano e disadorno
senza monili o crini
velluti e falsi lini,
l’incedere del cuore.

Procede a testa bassa
asfalta compromessi
e sterra le promesse, 
illude e non mantiene
irride e poi ti bacia.

Aspetta sulla porta
e scruta l’orizzonte
e quando scende sera
un tocco e un batticuore
Toc toc ... tam tam ...

Ascolta il passo incerto
si desta ma non dorme
antiche rimembranze
scorrono nelle vene
pulsano e poi si arrestano.

Ri don da no
carezze sfiorando mute arpe
domenica: è mattina, è tardi
c’è la messa, si desta e poi si sveste
raso di nastri rosa adornano i suoi fianchi.

Din don ..tam tam
e intanto che aspetta, bendato
sull’uscio ,aspira le essenze
le labbra dischiuse, la bocca bramosa
risuona, rimbalza, annaspa e poi cade

Ritorna bambino
ti tende la mano
ma non sa parlare
ti guarda , ti chiama
si accascia e poi muore

nel suono di un finto tam tam….
 

 

TRITTICO - LA DONNA DEL GUERRIERO ( PRIMA PARTE)

Ritta tra i rovi , non in preghiera
oltre lo sguardo c’era il suo credo
strappato a un fulmine di notti buie.
Aveva sepolto tutti i suoi baci
in un fazzoletto di terra e di prato
tra il greto del fiume nella prateria.
Li aveva annodati con glicine fiero
chiedendo all' iris l’azzurro del cielo
a un volo d’aquila la libertà e 
a un fiocco di neve il tocco leggero.

Ora i suoi passi senza calzari
vestono i sassi di argento e vermiglio,
cadono ignare lacrime e sangue 
dove gramigna celava l’ortica.
Taglia la spada tra le sue mani
nidi di paglia senza carezze,
graffia l’assenza nei suoi occhi neri
ma tra i capelli ha una spilla di pietra

solo un ricordo dell’ultima caccia.

Giunta alla foce del fiume di ghiaccio
30 denari getta alle spalle,
batte la pioggia sulla sua pelle,
raso di cielo come mantello
pallido il viso, cuore di fuoco
ora il suo sguardo ,vigile e fiero
ruba al silenzio parole di fede.

Apre le braccia nel sole che muore,
crede che lui sia l’abbraccio del vento,
ora vorrebbe quell’ultimo bacio,
lei mangia fiele spalmato su pietra
e latte amaro le asciuga la sete, 
ma le sue labbra diventano miele
solo negli occhi del suo guerriero.

Maria Teresa Infante 15/10/2013
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Mauro Romano CV3Mauro Romano è nato il 20 marzo 1953 a Nola/Piazzolla  - Na - dove vive ed opera. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie presso l’Università degli Studi di Salerno con tesi in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea,Alicata e il Neorealismo”. 

Ha pubblicato: “L’Amore preso sul serio” (Albatros Editrice – Roma 1982);  “Scartine” (Edizione in proprio - 1983); “Lo sbarco dei sogni” (Editrice Vesuvio – Napoli 1985);  “Canzoni” (Gabrieli Editore – Roma 2000). Sue composizioni sono inserite in numerose Antologie e pubblicate su Riviste  Letterarie e non. Altri Inediti – in versi ed in prosa – sono di prossima pubblicazione.  

Membro  - di Merito e d’Onore –  di  diverse  Accademie Nazionali ed Internazionali - ha ottenuto premi  in numerosi Concorsi Letterari con poesie singole, racconti, sillogi  e libri editi … sia in lingua Italiana che in Vernacolo Napoletano. Tra l’altro è “Cavaliere della Comunità Poetica Europea” (regione Toscana); “Socio Benemerito dell’Accademia dei Bronzi” di Catanzaro e Accademico “Valentiniano” per un messaggio d’amore, Terni.   

 Frequentemente è  inserito in giurie di concorsi letterari e di rassegne teatrali, assumendo sovente funzioni di critico con apprezzatissime recensioni.  In merito collabora con la collana "poesia" a cura di Monica Pierluigi, presso la casa editrice “Rupe Mutevole”. 

Ad inizio 2013, una sua poesia - scelta dalla responsabile delle edizioni 2012 e 2013, la poetessa partenopea Leandra D'Andrea, Lady Napule per “Profondità di sentimenti e professionalità” - è stata inserita nel "Primo Museo della Poesia in Italia a tema Circolare", fondato da Nino Abbate e sito a Barcellona Pozzo di Gotto (ME). 

E’ iscritto alla SIAE quale Autore/Paroliere della parte letteraria delle Canzoni. Collabora con diversi Organi di Stampa trattando argomenti a carattere Sociale, Letterario, Artistico/Culturale, Sportivo,  etc.. E’ Allenatore di Calcio iscritto dal 1979 nei ranghi della Federazione Italiana Gioco calcio e “Addetto Stampa” di Pallavolo. 

Sposato con Anna, è genitore di Mena e Gilda.