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Una vita per gli altri - Pietro Gamba

Scritto da Super User. Postato in Ordinaria solidarietà

pietrogambaC’è chi nella vita cerca di diventare famoso, di raggiungere la notorietà e chi, invece, cerca di diventare importante per qualcuno, di diventare essenziale. Pietro Gamba è uno di questi. E’ il medico dei Campesinos, impegnato da anni in Bolivia. Da meccanico quale era, dopo aver vissuto l’esperienza del volontariato a La Paz, in Bolivia, decide di tornare in Italia, dove si è laureato in medicina, con lo scopo di servire le comunità rurali boliviane.

Chi è Pietro Gamba?

Sono un medico per vocazione, che ha scelto di offrire il proprio tempo e il proprio impegno ai “campesinos”, dopo averli conosciuti nella realtà povera della Bolivia.

Puoi dirci come e quando è nato il “tuo progetto”?

E’ nato quando avevo 19 anni,  quando decisi di seguire lo spirito della non violenza evangelica, realizzatasi nel rifiuto al servizio militare obbligatorio. Per questo lasciai dapprima l’officina meccanica, dove lavoravo da tre anni e poi, il Paese natale per la “missione”. La Bolivia è stata parte di questo percorso, dapprima con i ragazzi orfani di La Paz e poi con i contadini a Cochabamba, scelti per servirli come medico, condividendo il loro mondo  povero ed essenziale.

Quali sono state le rinunce più pesanti?

Il distacco dal mio ambiente culturale.

Quali le soddisfazioni più grandi?

Sentire che il mio sogno di aiutare gli altri si è realizzato. Sin dal principio, la mia è stata una lotta intrapresa e portata avanti con risultati concreti, che hanno cambiato il mio stile di vita. La soddisfazione più grande è quella di vivere oggi una vita felice e sensibile ai problemi della salute dei più deboli.

Da un punto di vista tecnologico, ambientale e operativo, quali sono stati i maggiori problemi che hai incontrato?

Portare la nostra medicina in questi ambienti poveri, di  diversa tradizione, educazione, storia, cultura  e superstizione, rimane una sfida  difficile, un innesto doloroso poiché  vivono nella diffidenza e nel rifiuto della nostra scienza, che li allontana dall’ospedale.

E tuttora, quali sono gli aspetti sui  quali bisogna intervenire  celermente? 

La salute come l’educazione. Direi che  l’azione compiuta in questi 25 anni con più di tremila persone operate in chirurgia e diverse vite salvate in emergenza, rimane un modesto inizio che maturerà con progetti futuri. La prevenzione e l’educazione, per coinvolgere i  giovani che vivono nelle comunità lontane, rimane la sfida da perseguire.

Ci puoi raccontare qualche aneddoto significativo?

Ricordo Liboria, una giovane donna che ho visto pallida e morente nella sua umile casa di una  nostra comunità. Dopo il parto, continuava a sanguinare per la placenta ritenuta nell’utero. Il marito mi avvisò il Venerdì Santo, quando c’era la processione. Trovandola in quella situazione, l’unica decisione possibile per salvarle la vita, era quella di portarla all’Ospedale, caricandola in spalla,  servendoci di una coperta. Ci trovavamo io, il marito di Liboria e alcuni vicini. Quest’ultimi invece di appoggiare la decisione del trasporto offrendoci aiuto, con motivi deboli di rassegnazione, invogliavano a rinunciarci, probabilmente per lo sforzo o perché  non credevano si potesse salvare. Con forte determinazione, che non lasciava spazio a dubbi, sono stato il primo a portare la donna. Gli altri, un po’ obbligati e imitando lo sforzo, hanno seguito il mio esempio sulla difficile salita per arrivare all’ambulanza. In Ospedale la donna è stata poi salvata e dopo questo terribile episodio, ha potuto avere altri  due bambini.

Come è il tuo rapporto con la gente del posto?

La gente la sento vicina e amica e sono corrisposto allo stesso modo. In varie circostanze, mi hanno dimostrato il loro apprezzamento con  affetto e amicizia, come quando mi hanno difeso dai politici contrari alla realizzazione di un ospedale, mossi da idee opportuniste.

Che tipo di aiuto hai ricevuto dall’Italia?

Fondamentalmente un aiuto di tipo personale, per mezzo di amici, familiari e quanti hanno aderito con fiducia nell’aiuto. Un sostanziale sostegno è venuto dal Ministero Affari Esteri per la elettrificazione del Paese.

Hai figli? E loro come vivono questa realtà?

Ho quattro figlie. La prima, Silvia, sta ultimando il primo anno di medicina. L’ultima, Norma, di 13 anni è affetta da sindrome di Down. Sono nate tutte in Anzaldo ed ora, per motivi di studio sono in cittá. Sento il loro affetto, la vicinanza e l’appoggio in tutto quello che faccio. Il vissuto dei loro primi dieci anni in Anzaldo, credo sia stato importante per un loro futuro qui.

Da cosa hai tratto la forza necessaria per affrontare i gravi problemi che, sicuramente, avrai incontrato lungo la tua strada?

Dalla Fede, in quella Provvidenza in cui credo e tocco nei fatti di ogni giorno. Sperimento la Provvidenza, come la presenza del Signore, nelle vicende della nostra storia. Lei è sempre in anticipo e scioglie le paure, quando non si sa come fare per  aiutare qualcuno in difficoltà.

Ci sono nuovi progetti all’orizzonte?

Si . Mi preoccupa la continuità dell’azione intrapresa. Per questo vedo importante la crescita della Fondazione, partita circa un anno fa, con il fine di appoggiare e far continuare il sostegno alla salute dei  campesinos Boliviani.  Il nome è “Fondazione Pietro Gamba Onlus” Il c.c.  Banca Credito Bergamasco:  IBAN IT76R 03336 53570 0000 0000 8888.
Per chi volesse appoggiar con il 5x mille l’”Associazione Amici Pietro Gamba Onlus”  il Codice Fiscale è: 95144350162.

Un messaggio che si sente di dover dare a noi, popolo materialista che vive di insoddisfazione?

Dare senza calcoli. Il calcolo è dell’uomo e sensibilizzarsi per l’aiuto verso i più deboli è un chiaro segno della presenza di Dio in ognuno di noi.

Botta & Risposta

Citazione preferita: Omnia Vincit Amor (L’amore vince ogni cosa)

Libro sul comodino: “La Firma” di Pietro Galletto

Personaggio storico: Gandhi

Ti guardi allo specchio e…. Inizia un nuovo giorno

L’ultimo pensiero la sera prima di addormentarti: Missione compiuta

Prima di partire per un viaggio… Il segno della croce

Non esci mai senza:  I sandali

Se fossi una città, saresti…Roma

Il suo più bel ricordo: Il  mio matrimonio con Margarita nella piazza del paese, con tutta la
popolazione in festa per due giorni

Cosa le fa più paura: La dipendenza senza volontà

da: http://www.lintervista.it/pietro-gamba-un-medico-per-vocazione/

 

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